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Indice generale Visita della Città

    Torna all'indiceVisita delle Grotte

Nel Parco (zona Belverde/Biancheto) sono localizzati i principali insediamenti preistorici: è possibile visitare alcune delle cavità che si aprono nel travertino, adeguatamente illuminate ed attrezzate, quali la Grotta di S. Francesco, l'Antro della Noce e del Poggetto, frequentate dall'uomo per scopi funerari o di culto, ed i resti degli abitati all'aperto oggetto di recenti scavi.

L'area del Parco è caratterizzata inoltre, dalla presenza di consorzi vegetali che mostrano scarsi segni di intervento antropico (cedui invecchiati di faggio; cenosi di bosso): una sorta di oasi percorribile a piedi secondo percorsi stabiliti, in cui l'elemento storico-archeologico e quello naturalistico sono intimamente legati.

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Torna all'indiceGrotta di San Francesco

Fu scavata dal Calzoni nel 1927 - 28. È composta da una serie di cavità molto articolate di cui non si conosce l'accesso originario. Nei pressi di questa si è insediato l'uomo di Neanderthal, come è testimoniato dagli strumenti litici e dai resti di fauna ritrovati nel ripiano superiore della cavità. È stata frequentata soprattutto durante il Bronzo Medio. Deve il suo nome alla tradizione secondo la quale S. Francesco vi soggiornò per un certo periodo.Per saperne di più

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Torna all'indiceGrotta della Carbonaia

Deve il suo nome al fatto che l'area antistante l'ingresso veniva utilizzata in passato per la preparazione del carbone. È costituita da un'unica grande cavità irregolare. I materiali più significativi recuperati dal Calzoni al suo interno sono riferibili al Bronzo Medio Appenninico.

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Torna all'indiceAntro della Noce - Antro del Poggetto - Tombetta della Strada

È un complesso di cavità comunicanti che si aprono lungo la strada. Sono state scavate nel 1928. Nella sala principale il Calzoni rinvenne numerose ossa umane tra cui sei crani capovolti ed uno di cane.
Sono state frequentate sporadicamente dalla fine del Neolitico ed in modo molto intenso a partire dalla media età del Bronzo. Più rari sono i reperti attribuibili al Bronzo Medio Appenninico ed al Bronzo Recente
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Torna all'indiceGrotta Lattaia

È un'ampia cavità carsica scavata nel 1939 dal Calzoni e nel 1969 dall'Istituto di Paletnologia dell'Università di Roma. I suoi scavi hanno portato alla luce una notevole quantità di materiali archeologici, in gran parte inediti, che coprono un vastissimo arco cronologico. Negli anni '60 ulteriori ricerche furono condotte dall'Università di Roma.
Un primo momento di frequentazione da parte dell'uomo è testimoniato da una scarsa industria litica musteriana (Paleolitico medio). Più numerosi sono i resti riferibili al Neolitico, all'Eneolitico e all'Età del Bronzo. Ad un uso cultuale della Grotta si riferisce il ritrovamento di una stirpe votiva di periodo ellenistico composta da riproduzioni di bambini in fasce, fittili anatomici (mammelle), vasetti miniaturistici e monete di bronzo. La credenza che l'acqua gocciolante delle pareti della Grotta avesse, se bevuta dalle madri durante l'allattamento, la proprietà di favorire la secrezione del latte era, d'altra parte, ancora viva in zona fino agli anni '30 di questo secolo.

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Torna all'indiceRiparo del Capriolo

In origine doveva trattarsi di una cavità piuttosto ampia la cui volta è progressivamente arretrata per crolli successivi. Lo scavo, effettuato dall'Università di Siena nel 1987, ha messo in luce una stratigrafia che comprende quattro superfici di abitazione intercalate a episodi di crollo. I materiali recuperati sono tutti riferibili al Bronzo Medio iniziale.

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Torna all'indiceSanta Maria in Belverde

Si tratta di un abitato all'aperto sorto su una spianata naturale a valle dell'area in cui sono concentrate le cavità. Gli scavi, iniziati nel1984 e tuttora in corso, hanno rivelato una continuità dell'insediamento per quasi tutto il II millennio a.C., documentata dal ritrovamento di abbondanti materiali ceramici, industria litica e su osso, resti di fauna domestica e selvatica, semi carbonizzati di cereali e legumi.

La prima frequentazione del sito è attestata nell'antica Età del Bronzo: la base di appoggio del piano di abitato è stata adattata colmando con pietrame di varie dimensioni le spaccature e gli interstizi tra i grandi massi di crollo che reggono tutta la serie stratigrafica. Un successivo episodio di crolli divide questo strato da quello soprastante, riferibile agli inizi della media Età del Bronzo e articolato in due distinte fasi di vita; di entrambe sono state individuate strutture di focolare, piani di concotto, tratti di muretti a secco. Al di sopra si collocano delle strutture abitative della fase piena del Bronzo Medio, delimitate da massi affioranti. L'ultima frequentazione del sito, in epoca preistorica, si data alla fine dell'Età del Bronzo; in seguito quest'area viene utilizzata a scopo agricolo o per l'estrazione di blocchi dalle formazioni di travertino.

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